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Biotecnologici e spaventati
Alimentazione transgenica, la sfida del terzo millenniodi Stefano Natoli e Giorgio Maimone
Legge 23 dicembre n.1998, n.461, e decreto legislativo 17 maggio 1999, n.153: con questi due provvedimenti ha preso corpo la nuova disciplina delle fondazioni bancarie, al termine di un lunghissimo lavoro che il Parlamento ha compiuto in questi ultimi anni.
La sistemazione legislativa contenuta in queste norme presenta numerosi spunti di interesse, sia per le soluzioni adottate, che per il coinvolgimento di numerose branche del diritto che in questa delicata materia sono chiamate ad intervenire. Non e’ stato facile il varo del Ddl delega e del successivo decreto: le polemiche hanno seguito dentro e fuori le Camere ogni passaggio dei provvedimenti, ed era naturale visti gli interessi in gioco. Ma alla fine il risultato e’ stato centrato, dopo due anni di duro lavoro. La premessa di tutto questo corpus trova origine nella legge Amato, la n.218 del luglio 1990. Con essa il legislatore adotto’ un primo riassetto degli istituti di credito di diritto pubblico, trasformandolo con l’imposizione della societa’ per azioni. In gran parte dei casi il passaggio alla nuova realta’ e’ stato attuato con lo scorporo dell’azienda bancaria dall’ente pubblico creditizio con conferimento della stessa ad una nuova spa. L’ente pubblico diviene così proprietario di una partecipazione nella banca e la legge Amato gli attribuisce fini di interesse pubblico ed utilita’ sociale. La fondazione bancaria che nasce mantiene pero’ una doppia natura: ente pubblico per conseguire la missione affidatagli dalla legge, ente lucrativo per la gestione e valorizzazione della partecipazione bancaria. Non funziona, anche perche’ le fondazioni, per quanto indirizzate verso l’obiettivo della privatizzazione (con il decreto legislativo del novembre 1990), ignorano l’invito. Arriva allora il decreto legge n.332 del 31 maggio 1994, convertito nella legge 30 luglio 1994, n.474, che interviene per la privatizzazione delle banche conferitarie. Con la successiva direttiva Dini, dal nome del ministro del Tesoro dell’epoca, si prevede che gli enti procedano entro cinque anni alla diversificazione del loro attivo per bloccare a non piu’ del 50% il patrimonio investito nelle banche controllate, anche attraverso la neutralita’ fiscale dell’operazione di dismissione. Anche questo intervento, tuttavia, non consegue i risultati sperati e si arriva allora, con successivi aggiustamenti, ad una serie di disegni di legge che hanno dato poi luogo ai provvedimenti approvati fra il dicembre 1998 e il maggio 1999.
E’ di questa ultima e intensa fase legislativa che questo rapporto vuole dar conto. Tre le parti in cui e’ suddiviso: l’iter parlamentare vero e proprio in commissione e aula, le audizioni e gli interventi che hanno accompagnato i lavori, l’appendice con i testi varati. |