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I prodotti agricoli transgenici in pillole


1) Che cosa sono i prodotti agricoli transgenici?
Sono prodotti il cui DNA e’ stato modificato. Infatti si chiamano anche organismi geneticamente modificati (Omg). In alcune piante (come mais e soia) e tipi di frutta e verdura (come mele, patate e pomodori) sono stati aggiunti geni estranei per assicurare la resistenza a erbicidi (che così agiranno solo sulle erbe infestanti), insetti, virus e funghi o per permetterne la crescita in un ambiente diverso da quello abituale o per migliorare alcune caratteristiche.
2) Quali sono le piante “modificate” gia’ coltivate?
Le principali piante oggi coltivate, prevalentemente negli Usa, sono la colza, la soia e il mais. Possono contenere geni di resistenza agli insetti o agli erbicidi. Alcune di queste contengono anche un gene di resistenza agli antibiotici (all’ampicillina in particolare) che non ha utilita’ pratica, ma serve per valutare la riuscita della trasformazione genetica. La maggior parte di questi prodotti e’ utilizzata per l’alimentazione animale, ma servono anche per la produzione di cibi. La lecitina di soia, per esempio, puo’ essere contenuta in alimenti quali maionese, biscotti, zuppe pronte.
3) Abbiamo gia’ mangiato cibi transgenici ?
Probabilmente sì, a cominciare dalla soia transgenica: e’ l’ingrediente del 60% dei cibi industriali, dalle merendine ai prodotti pronti.
4) In Italia si coltivano ?
Ci sono campi sperimentali e uno dei colossi biotecnologici - la Zeneca - ha chiesto il permesso alla Ue per introdurre nel nostro Paese campi di pomodori modificati.
5) Quali prodotti sono stati immessi finora sul mercato Ue?
Finora 18 prodotti, tra cui il “supermais” e la “supersoia”, sono stati immessi sul mercato Ue. Altri dodici, tra i quali il “super- radicchio”, sono in lista d’attesa a Bruxelles.
6) Quali saranno gli effetti della moratoria chiesta dalla Francia il 25 giugno scorso?
La moratoria sospendera’ l’ingresso sul mercato europeo dei nuovi cibi modificati fino all’entrata in vigore di una nuova direttiva Ue sugli alimenti transgenici. Non cambia nulla invece per i 18 alimenti biotech che sono gia’ stati autorizzati dalle autorita’ comunitarie. Verranno infatti bloccate solo le richieste di nuove autorizzazioni giacenti a Bruxelles, per mettere in commercio 11 prodotti (oltre a pomodoro e radicchio, vi sono anche patate e cotone). Il divieto e’ destinato a creare nuove tensioni commerciali con gli Stati Uniti, in quanto aziende americane come la Monsanto hanno investito ingenti risorse in produzioni agricole biotecnologiche.
7) Quali sono gli eventuali benefici?
Secondo le multinazionali del settore, le coltivazioni necessitano di meno pesticidi (e potrebbero quindi ridurre l’inquinamento ambientale da erbicidi), resistono a condizioni climatiche difficili e hanno rese certe. Gli Omg potrebbero inoltre accrescere la produttivita’ delle specie modificate e permettere di rispondere ai crescenti bisogni alimentari dei Paesi in via di sviluppo.
8) Quali sono gli eventuali rischi ?
Si pensa soprattutto a rischi ambientali e per la salute dell’uomo. Secondo molti scienziati, le superpiante potrebbero ridurre la biodiversita’ della Terra e sviluppare resistenze agli antibiotici e allergie negli esseri umani.
9) E’ possibile riconoscere i prodotti contenenti organismi modificati geneticamente ?
Attualmente no. E’ per questo motivo che le organizzazioni dei consumatori chiedono l’adozione di una nuova legge Ue che indichi con chiarezza sulle etichette di tutti gli alimenti l’eventuale presenza di ingredienti modificati geneticamente.
10) Quali sono gli interessi economici in gioco ?
Gli interessi economici in gioco sono enormi: il giro d’affari del mercato dei prodotti transgenici nel 2000 dovrebbe aggirarsi sui 3 miliardi di dollari.

Il caso della farfalla monarca

Botta e risposta fra Greenpeace e Novartis

Il caso della farfalla Monarca e’ indicativo del livello di tensione che c’e’ tra fautori e oppositori delle biotecnologie. Dice Alessandro Gianni’ (Greenpeace): “Negli Usa e’ un simbolo della conservazione degli equilibri naturali. Sono stati eseguiti esperimenti che dimostrano come la Monarca venga uccisa in gran quantita’ dal polline del mais transgenico. Cosa accadra’ da noi, se viene introdotto il mais bt? Sono centinaia gli insetti a rischio. Greenpeace ha gia’ presentato ricorso contro il governo americano e, per quanto riguarda l’Europa, siamo pronti a ricorrere alla corte dell’Aia”. Replica Terry Tyzack, portavoce della multinazionale Novartis: “La situazione e’ paradossale. La Monarca in realta’ e’ meno colpita dal mais bt che dalle coltivazioni tradizionali: il bt, poi, e’ largamente impiegato nelle coltivazioni biologiche, quelle tanto amate dagli ambientalisti. Ultimo particolare: in Europa questa farfalla non esiste”.

Du Pont, seconda nel settore agrobiochimico dietro Novartis

Il gruppo americano Du Pont ha annunciato utili trimestrali in calo ma un giro d’affari in aumento, e ha affermato che la performance dell’intero ‘99 dovrebbe essere leggermente superiore alle aspettative. Il gigante chimico-farmaceutico-agroindustriale di Wilmington nel secondo trimestre ‘99 ha aumentato il giro d’affari del 9% a 7 miliardi di dollari, rispetto ai 6,4 miliardi del corrispondente periodo del 1998. Le acquisizioni hanno contribuito per il 13% alla crescita. Escluse le acquisizioni i volumi di vendita mondiali mostrano una diminuzione dell’1% circa e i prezzi del 3%. Tralasciando le voci straordinarie (40 milioni di dollari nel secondo trimestre ‘99 e 45 milioni nel ‘98), gli utili originati dalle “continuing operations” (ossia tutti i suoi business esclusa Conoco, sussidiaria operante nel settore energetico, attualmente in dismissione) nel periodo in esame hanno raggiunto 886 milioni di dollari, in rialzo del 6% rispetto agli 839 dell’anno scorso. “Siamo lieti di avere riguadagnato il nostro slancio verso la crescita degli utili, anche in presenza di continui declini dei prezzi. Anche se l’industriale del poliestere e il mercato dell’agricoltura negli Usa rimangono deboli, la maggior parte degli altri nostri business ha cominciato a registrare miglioramenti dei volumi di vendita. Mentre le condizioni dell’economia in Europa e Sud America rimangono stagnanti, continuiamo a essere ottimisti per la crescita costante degli utili” ha dichiarato il presidente e Ceo Charles Holliday, ribadendo l’obiettivo di tornare a una crescita dei profitti a doppia cifra nel 2000, grazie al riposizionamento strategico della societa’, che, scommettendo ulteriormente sul futuro dell’ingegneria genetica in campo agricolo, ha di recente assorbito la Pioneer Hi-Bred, la maggiore societa’ sementiera statunitense e mondiale, con un investimento pari a 7,7 miliardi di dollari.

I possibili rischi

Le reazioni allergicheIl mix di geni nel piatto aumenta i casi di reazioni allergiche e di intolleranze alimentari
Pericolo antibioticiL'uso di antibiotici per gli Ogm potrebbe aumentare la resistenza a queste sostanze
Propagazione incontrollataSi rischia una propagazione incotrollata delle piante geneticamente modificate
Artigianali a RischioPotrebbero venire penalizzati i prodotti artigianali legati alle caratteristiche di un luogo


Favorevoli e contrari
 
A favore: cibo e farmaci per tutti
Le biotecnologie assicureranno una maggiore abbondanza di cibo a un'umanità che corre verso l'ennesimo raddoppio demografico. Inoltre offriranno la possibilità di ridurre l'impiego di sostanze chimiche in agricoltura e offriranno, grazie a piante capaci di assorbire metalli pesanti, una nuova possibilità di depurare l'ambiente. In campo sanitario si produrranno nuovi farmaci più efficaci, più sicuri, più economici assicurando la possibilità di guarire malattie che oggi non hanno cura. Infine si produrranno nuove sostanze che miglioreranno la nostra vita: batteri, piante e animali si trasformeranno in fabbriche che sforneranno vaccini e plastiche, farmaci e oli, cibi nutrizionalmente corretti e latte addizionato di vitamine.
 
Contro: piante e insetti mutanti
Le tecnologie selezioneranno insetti resistenti ai pesticidi creando un flagello che metterà a rischio la sicurezza alimentare di tutti. Sconvolgeranno gli equilibri ecologici moltiplicando piante infestanti resistenti a ogni attacco. Negli esseri umani aumenteranno la resistenza agli antibiotici e moltiplicheranno i casi di intolleranza alimentare: se i prodotti non avranno etichette molto chiare chi è allergico rischierà di trovarselo nascosto in un qualunque dei cibi portati in tavola ( il gene della noce americana può essere contenuto in un piatto di mais ). Si creerà inoltre un rischio di pirateria genetica permettendo alle grandi industrie di appropriarsi del patrimonio genetico del pianeta

Grazie a questa operazione, la Du Pont e’ balzata al secondo posto nella classifica mondiale del settore agrobiochimico con un fatturato pari a 4.991 miliardi di dollari, dietro la svizzera Novartis (5.347 miliardi) e appena prima della neonata Aventis (4.908).
 

La scheda


Monsanto, un colosso da oltre 9 miliardi di dollari

La societa’ Monsanto fu fondata nel 1901 a St.Louis, Stati Uniti, quale societa’ chimica, con programmi basati sulla produzione di farmaci e sulla ricerca. Negli ultimi due anni la societa’ di Saint Louis (Missouri), dopo lo “spin off” del settore chimico, si e’ concentrata sempre piu’ nelle “life sciences” dove gia’ commercializza 17 varieta’ di sementi transgeniche. Nel ‘97 ha acquisito per oltre un miliardo di dollari (piu’ di 1.800 miliardi di lire) Holden’s Seeds, una piccola societa’ sementiera (giro d’affari di 75 miliardi) che con i suoi ibridi controlla pero’ il 35% del mercato Usa delle sementi di mais. Sempre nel ‘97 ha investito altri mille miliardi di lire per acquistare Calgene e Asgrow Agronomics, mentre nel ‘98 ha pagato 4,4 miliardi di dollari (oltre 7.800 miliardi) per conquistare i colossi degli ibridi DeKalb e Delta & Pine. L’ultimo colpo a fine giugno quando ha acquisito per 1,4 miliardi di dollari (2.500 miliardi di lire) le attivita’ sementiere della Cargill. L’unica delusione, per il momento, la mancata maxifusione da 95 miliardi di dollari con American Home Products, un gigante della chimica. Dal ‘96, la Monsanto - che ha sedi in oltre 100 paesi e commercializza circa mille prodotti fra i quali figura il dolcificante Misura - ha dato il via ad una lunga serie di produzioni alimentari geneticamente manipolate, come la soia Roundup Ready, il mais Yieldgard , il cotone Bollgard, la colza Roundup Ready e le patate New Leaf . Il fatturato annuo supera i 9 miliardi di dollari e consente alla societa’ del Missouri d essere fra le prime quattro multinazionali del settore.
 

Il mega investimento

Novartis, oltre 1.000 miliardi di lire nelle biotecnologie per l’agricoltura

Il gigante elvetico delle scienze della vita (nato dalla fusione tra Ciba e Sandoz) ha annunciato di recente che investira’ oltre mille miliardi di lire nei prossimi dieci anni in attivita’ di ricerca e sviluppo nel settore delle biotecnologie applicate all’agricoltura. Si tratta di uno dei principali progetti di ricerca in questo settore finora avviati a livello mondiale. Il primo passo del progetto e’ costituito dalla creazione del Novartis Agricultural Discovery Institute (Nadi), che avra’ sede a San Diego in California. Vi opereranno 180 ricercatori guidati da Steven P. Briggs, uno dei maggiori scienziati al mondo in questo ambito. Il Nadi sara’ una divisione della Novartis Research Foundation (una fondazione indipendente di ricerca creata dal gruppo svizzero). Il Nadi operera’ in collaborazione con il Novartis Agribusiness Biotech Research in North Carolina (Usa) e con il Novartis Institute for Functional Genomics di La Jolla in California, costituito di recente e che condurra’ ricerche biotecnologiche in ambito farmaceutico. Saranno così create sinergie nella ricerca tra i diversi settori in cui opera Novartis.
 

Il caso

Nestle’, alt ai cibi transgenici

Anche le aziende alimentari piu’ favorevoli agli organismi geneticamente modificati, sotto accusa in tutta Europa, abbandonano la frontiera delle biotecnologie. La multinazionale svizzera Nestle’ ha deciso ufficialmente lo scorso giugno di escludere ogni ingrediente transgenico dalle proprie produzioni. Il direttore generale alla comunicazione, Gianfranco Faina, ha dichiarato che “nei consumatori non c’e’ un consenso generale verso le biotecnologie e il dubbio, che e’ partito dall’Inghilterra, si e’ allargato al resto d’Europa’’.