(Colonia, 18-20 giugno)
Il presidente francese, Jacques Chirac, ha lanciato a Colonia l’idea di istituire un alto consiglio scientifico mondiale per vigilare sulla sicurezza alimentare, un organismo internazionale “per garantire meglio la salute degli europei e di tutti gli abitanti del mondo”. Il presidente francese ha sottolineato la particolare importanza di istituire un organo qualificato, in grado di fornire un parere su materie di grande rilevanza per i consumatori come i rischi di avvelenamento o l’impatto sulla salute degli organismi geneticamente modificati. Terreno quest’ultimo che si presenta foriero di tensioni commerciali tra l’Europa e gli Stati Uniti, dal momento che questi ultimi hanno investito molto nelle manipolazioni genetiche di prodotti agricoli.
La proposta e’ stata subito appoggiata dal premier britannico Tony Blair, dall’italiano Massimo D’Alema e dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. Ha invece trovato il silenzio assoluto da parte degli altri grandi raccolti intorno al tavolo del G-8. Non una parola e’ infatti arrivata dal presidente americano Bill Clinton, dal canadese Jean Chretien e dal giapponese Keizo Obuchi. L’appello del presidente francese e’ stato raccolto qualche settimana piu’ tardi dall’Organizzazione mondiale della sanita’, che il 13 luglio scorso ha infatti annunciato l’istituzione di tre task force internazionali per studiare il problema della sicurezza alimentare.
Il vertice di Cartagena
Di sicurezza dei cibi si era gia’ parlato a febbraio a Cartagena, in Colombia. Ma quella Conferenza mondiale, indetta per decidere il destino dei cibi e delle sostanze manipolate geneticamente, era fallita. Niente accordo e rinvio al 2000. La Guerra Fredda della soia, come era stata battezzata, opponeva il “Gruppo di Miami” - Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Cile, Canada e Australia - al “Gruppo dell’accordo”, formato da 132 nazioni, molte in via di sviluppo e guidato dall’Unione europea. Secondo quelli di “Miami”, il libero commercio mondiale dei cibi alterati geneticamente doveva essere difeso e garantito. Secondo i Paesi di “Accordo”, occorrevano invece regole severe, per difendere le colture e proteggere l’ambiente dai cibi manipolati.
Il summit di Cartagena ha ricordato i vecchi vertici di una volta, quando americani e russi parlavano senza ascoltarsi. Oggi non ci sono missili puntati tra i due schieramenti e i vecchi alleati si sono divisi: le armi sono tuberi, piante, latte. Nell’interesse di un pianeta che dalla seconda meta’ di luglio ospita 6.000.000.000 di esseri umani, sarebbe bene che Usa ed Europa deponessero le armi vegetali e ricominciassero, subito, a ragionare.
Banca Mondiale: le precauzioni per conciliare produzione e salute
Un invito in tal senso e’ arrivato a fine giugno dalla conferenza annuale della Banca Mondiale dalla quale e’ emerso che una possibile soluzione alla controversia potrebbe essere il cosiddetto “principio di precauzione”, una serie di regole e controlli per la tutela della salute e contro le degenerazioni. Cio’ non significa chiudere acriticamente la strada ai vantaggi offerti dall’introduzione delle sementi transgeniche che, purche’ sottoposte ad un rigoroso controllo scientifico, potrebbero aumentare la produzione agricola e rispondere ai bisogni crescenti della popolazione mondiale. La preoccupazione sugli eventuali rischi per l’ambiente e la salute umana rimane. E solo attraverso un’informazione corretta sull’argomento - sostiene la Banca Mondiale - e’ possibile tenere fede al principio di precauzione e conquistare la fiducia dell’opinione pubblica europea. Fondamentale quindi l’utilizzo di un’etichettatura chiara (“prodotto transgenico”, o “prodotto biologico”) per permettere una scelta responsabile ai consumatori. La precedente direttiva Ue era rimasta inapplicata. Ora la decisione dei 15, per assicurare etichettatura e maggiori controlli, sembra andare in questa direzione.
In Italia, intanto, il ministro Paolo De Castro, titolare del dicastero delle Politiche agricole, ha lanciato la proposta di istituire un ministero dell’Agricoltura e dell’Alimentazione “come c’e’ nella maggioranza dei paesi europei”.