La moratoria Ue di fine giugno


Il dibattito tra i ministri europei dell’Ambiente sugli organismi geneticamente modificati e’ sfociato lo scorso 25 giugno in una moratoria “di fatto” alle nuove autorizzazioni di alimenti bio-tech. Ma non senza problemi. Dopo un’estenuante notte di negoziati in Lussemburgo i ministri dei 15 hanno infatti approvato due dichiarazioni sui cibi biotecnologici, sostenute da due diversi gruppi di Paesi: un documento piu’ esplicito nell’evocare la moratoria e l’altro piu’ “sfumato”, che ha fatto appello all’applicazione “di un approccio precauzionale”. La sommatoria delle due dichiarazioni - che impegnano, seppure con toni diversi, 11 Paesi su 15 - rende “molto improbabile” che altri alimenti geneticamente modificati possano essere immessi sul mercato, prima dell’entrata in vigore delle nuove norme europee. Ovvero per mesi e mesi, fino a quando non sara’ completato l’iter procedurale dei nuovi principi di etichettatura, informazione dei consumatori e controllo previsti dalla revisione sulla direttiva N.90/220 sulla quale si sono invece accordati i ministri dei Quindici, con le sole astensioni di Italia, Francia (che chiedevano norme ancor piu’ stringenti) e Irlanda. In questo campo la palla passa ora all’Europarlamento per la seconda lettura delle nuove misure. “Sono soddisfatta - ha commentato il commissario Ue ai consumatori, Emma Bonino -. La posizione comune e’ una scelta politica che da’ maggiore peso alle valutazioni scientifiche e alla tutela della salute e dell’ambiente”.

Gli schieramenti in campo

Quali gli schieramenti in campo nella lunga notte di negoziati? Da una parte Italia, Francia, Grecia, Danimarca e Lussemburgo hanno affermato senza mezzi termini che, in attesa dell’entrata in vigore delle nuove norme, faranno in modo che le nuove autorizzazioni per la coltivazione siano sospese. Sull’altro fronte, piu’ cauti, Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Olanda e Svezia pronti tuttavia ad affermare che non autorizzeranno alcun organismo geneticamente modificato fino a che non sia dimostrata l’assenza di effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana. Rovesciando comunque l’onere della prova, in quanto finora la licenza alla commercializzazione scattava a meno che fossero provati effetti nocivi. Nessuna posizione e’ stata presa dai piu’ permissivi Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e Portogallo. Da parte dei Governi piu’ cauti si e’ sottolineato, tuttavia, la difficolta’ di trovare una base giuridica inattacabile per una moratoria. Dagli Stati Uniti, sono infatti gia’ partite minacce di un ricorso alla Wto nei confronti di un indiscriminato divieto europeo a nuove autorizzazioni. Minaccia temuta, nonostante il commissario Ue all’Ambiente, Ritt Bjerregard, abbia affermato che esistono “nuovi elementi scientifici” che potrebbero giustificare la posizione europea in sede Wto. In ogni caso, a margine del Consiglio, un funzionario europeo ha sottolineato come l’acceso dibattito sulla moratoria a nuove autorizzazione sia stato motivato dall’esigenza di alcuni ministri di mandare un rassicurante messaggio politico a larghi strati di consumatori ed elettori. “Di fatto, nuovi alimenti bio-tech non vengono piu’ autorizzati - ha spiegato l’esperto Ue - e la situazione rimarra’ congelata perche’ ora non esiste una maggioranza di Paesi nei comitati tecnici per farle passare”. E, nonostante le dichiarazioni politiche parallele, chiara e’ apparsa la strada imboccata dai 15 con la posizione comune sulla revisione della direttiva. Dopo la lunga “pausa di riflessione”, nel futuro in Europa i prodotti geneticamente modificati saranno immessi sul mercato in modo piu’ cauto, con valutazioni dei rischi piu’ attente e un’informazione piu’ capillare e dettagliata del pubblico.

Le novita’ che cambiano le regole Ue

Le nuove norme sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) concordate dai 15 costituiscono l’aggiornamento di una direttiva Ue del ‘90 (N. 90/220). Dovranno essere ora dibattute dall’Europarlamento in seconda lettura prima dell’adozione finale. Queste le novita’:
- Etichettatura:
tutti gli alimenti geneticamente modificati dovranno indicare in modo chiaro la loro natura in etichetta. Affermato anche il principio di “tracciabilita’”, ovvero la possibilita’ di identificare un alimento con geni alterati lungo tutta la filiera produttiva.
- Autorizzazione a termine:
quando si ricominceranno a rilasciare autorizzazioni alla commercializzazione degli Ogm, queste non saranno piu’ a tempo indeterminato ma per dieci anni, dopo di che sara’ necessaria una nuova licenza.
- Valutazione rischi:
stabilito un piu’ stringente meccanismo di valutazione preventiva dei rischi per la salute e di gestione e monitoraggio dell’impatto sull’ambiente. Anche le altre legislazioni settoriali dovranno rispettare obblighi equivalenti.
- Trasparenza:
informazione obbligatoria al pubblico nel corso del processo di autorizzazione, con possibilita’ di consultazione dei comitati etici. I comitati tecnici europei, formati da rappresentanti nazionali, potranno con piu’ facilita’ opporsi con maggioranza qualificata alla Commissione Ue.
- Esenzione farmaci:
procedure agevolate di autorizzazione sono fissate per i farmaci. Stabilita anche la progressiva abolizione negli Ogm dei geni “marcatori” che danno resistenza agli antibiotici.

Ma quali saranno gli effetti concreti della moratoria?

La moratoria sospendera’ l’ingresso sul mercato europeo dei nuovi cibi modificati fino all’entrata in vigore di una nuova direttiva Ue sugli alimenti transgenici. Dal momento che la proposta dovra’ ora andare al Parlamento europeo per una seconda lettura e’ prevedibile che la moratoria possa durare fino alla fine del 2000 o al 2001. Non cambia nulla invece per i 18 alimenti biotech che sono gia’ stati autorizzati dalle autorita’ comunitarie a partire dal ‘92 (vari tipi di mais, soia, colza e tabacco). Verranno infatti bloccate solo le richieste di nuove autorizzazioni giacenti a Bruxelles, per mettere in commercio 11 prodotti (oltre a pomodoro e radicchio, vi sono patate e cotone).