Secondo la societa’ di ricerche britannica Datamonitor, i soli ingredienti geneticamente modificati sono presenti in oltre il 60% dei prodotti alimentari (dai biscotti al pane, dai piatti pronti ai surgelati e ai dessert) in vendita sul mercato europeo. Insomma, buona parte della produzione e Datamonitor mette sull’avviso che la piena accettazione della vendita in Paesi chiave come Usa, Australia e America latina mette a dura prova ogni strategia limitativa sugli Ogm.
Il cibo transgenico sarebbe insomma gia’ nella nostra dieta. L’Unione europea ha del resto autorizzato da tempo l’importazione e la vendita di alcune varieta’ di soia e mais modificati prodotti negli Stati Uniti o in Canada (che ce li inviano mescolati con grani normali). Secondo stime recenti, la Ue avrebbe importato e consumato l’anno scorso una decina di milioni di tonnellate di derrate agricole “biotech”: solo in Italia si presume siano passate nella catena alimentare almeno 100mila tonnellate di soia geneticamente modificata. Da almeno cinque anni gli europei consumano quantita’ sempre crescenti di vegetali geneticamente modificati: e’ infatti dal ‘95 che sono apparse sul mercato mondiale delle commodities agricole le varieta’ transgeniche, mescolate a quelle tradizionali.. Una situazione con cui l’Europa dovra’ comunque misurarsi, poiche’ deve importare questi prodotti. Secondo gli ultimi dati, nel ‘97 la Ue ha acquistato 7,8 milioni di tonnellate di soia dagli Usa. Nel ‘98, ha importato dagli Stati Uniti quasi 26 milioni di tonnellate di mais e derivati (per la stragrande parte glutine per l’alimentazione zootecnica). Di queste, 2,96 e 6,5 milioni di tonnellate erano con ogni probabilita’ transgeniche.
Anche i prodotti contenenti soia, mais e pomodori - i cui derivati sono spesso utilizzati nella produzione di merendine, gelati, salse, margarina, olio - che si acquistano nei supermercati europei possono quindi gia’ contenere organismi geneticamente modificati. Sui banchi dei supermercati al di la’ dell’Atlantico si trovano da tempo le patate ‘’New Leaf’’ di Monsanto, i pomodori ‘’Flav’r Sav’r’’ di Calgene, le conserve di pomodoro di Zeneca (queste ultime fino a poco tempo fa anche nelle catene britanniche di ‘’Sainsbury’’ e ‘’Safeway’’). E siamo solo all’inizio. Dagli Stati Uniti, infatti, potrebbero arrivare presto sulle nostre tavole pomodori, barbabietole, melanzane, mele e pere dal Dna trasformato. Lo sviluppo di ortaggi ‘’biotech’’ procede infatti impetuoso e sono molte le novita’ che le multinazionali delle biotecnologie hanno gia’ nelle liste di attese dei prodotti da lanciare nei prossimi anni.
La Monsanto punta sugli ortaggi
La Monsanto, ad esempio, punta molto sugli ortaggi transgenici. Lo dimostra il fatto che per quest’anno la casa di Saint Louis ha in progetto il varo di pomodori resistenti agli insetti, oltre a una seconda generazione di due linee di sementi di patate ‘’new leaf’’ in grado di respingere non solo i parassiti (gli scarafaggi del Colorado) ma anche i virus. Per il 2001 invece e’ in programma il lancio di patate transgeniche resistenti alle malattie fungine e tolleranti all’erbicida ‘’RoundUp’’. Dopo il 2002, invece, la multinazionale Usa delle ‘’life sciences’’ lancera’ linee di patate biotech in grado di resistere meglio allo stoccaggio, di scolorire meno durante il trasporto e di ridurre l’assorbimento di olio durante la frittura. L’inglese Zeneca Plant Science (Zps) rispondera’ con sementi di ortaggi in grado di aumentare la qualita’ dei cibi. E la svizzera Novartis studia pomodori, lattuga, peperoni e meloni resistenti ai virus.
Frutta transgenica dopo il 2000
La frutta biotech e’ ancora nei progetti dei genetisti delle multinazionali che ne prevedono lo sviluppo solo ben dopo il 2000. Ma sono in molti a lavorarci e quando il progetto diverra’ una realta’ il merito sara’ anche della ricerca pubblica italiana, all’avanguardia in Europa (e non solo) nell’applicazione al settore delle piu’ avanzate tecniche di biologia molecolare per “mappare” i geni. Fragole geneticamente modificate in grado di crescere a temperature ‘’artiche’’, sono tra i prodotti che la Monsanto punta a lanciare nel prossimo secolo, mentre la Zeneca sta sviluppando proteine ‘’biotech’’ con l’azione antifungicida per consentire alle banane di resistere piu’ a lungo nel trasporto dai Paesi di produzione a quelli di vendita. Una corsa nella quale sono investite somme ingenti. Come evidenziano gli studi condotti dai ricercatori dell’Universita’ di Davis (California), l’industria delle sementi geneticamente modificate punta sempre piu’ alle produzione di qualita’. In attesa di massimizzare i ritorni. Infatti, dopo una prima fase di sviluppo delle agribiotecnologie, nella quale le imprese si sono concentrate soprattutto nello sviluppo di sementi in grado di aumentare i raccolti (grazie alla resistenza ai parassiti e alla tolleranza agli erbicidi) e di ridurre i costi di produzione, nella seconda fase il settore puntera’ sui vegetali ad alta qualita’. Tanto che le previsioni statunitensi evidenziano la grande performance attesa per gli incassi dell’industria sementiera derivanti dalle produzioni di qualita’, che dovrebbero piu’ che quintuplicare tra il 2000 e il 2005 passando da un giro d’affari mondiale di 1.020 a ben 5.780 miliardi.