Il ruolo del Fmi: soccorritore o colpevole della crisi?
“A
desso non diano la responsabilita’ di quanto sta accadendo alle organizzazioni finanziarie internazionali, sarebbe una scelta dettata dall’emozione e non corrispondente alla realta’": così il 20 dicembre 2001 il portavoce della Banca Mondiale per l’America Latina, Christopher Neal, ha reagito alle notizie che arrivano dall’Argentina mettendo le mani avanti. “Si tratta di un Paese che ha ricevuto aiuti e prestiti da noi e dal Fondo Monetario come pochi altri, ma la crisi dura da quattro anni”, ha sottolineato Neal. Nella sede del Fondo Monetario l’atmosfera e’ la stessa, ma i portavoce hanno ricevuto dai vertici dell’organizzazione la consegna del silenzio. Il Fondo Monetario tace in quanto nelle ultime settimane e’ stato protagonista di un duro braccio di ferro sulle riforme economiche necessarie all’Argentina per uscire dalla crisi. La Banca Mondiale ha gia’ garantito all’Argentina prestiti per nove miliardi di dollari - oltre ventimila miliardi di lire.
Le responsabilita’ del Fondo Monetario riguardo al crollo dell’Argentina sono state messe in luce, oltre che da autorevoli commentatori statunitensi ed europei, anche dal premio Nobel 2001 per l’economia, Joseph Stiglitz e, solo recentemente, sono state ammesse dallo stesso direttore generale del Fondo, Horst Kohler. La crisi economica argentina e’ stata “un fallimento” per l’Fmi; un’autocritica molto severa, confermata dalla dichiarazione successiva: “Non abbiamo prestato sufficiente attenzione alla deriva delle politiche dell’ex presidente Carlos Menem”. Kohler ha poi aggiunto che l’Fmi avra’ “un occhio di riguardo alla solidita’ delle istituzioni argentine e ai valori sociali”. Non solo, il direttore generale dell’Fmi ha aggiunto che “e’ legittimo che gli argentini si prendano tutto il tempo necessario per definire una strategia durevole per risanare il Paese e l’Fmi e’ pronto a supportare un simile approccio”. Kohler ha precisato che la strada per la crescita non e’ quella del populismo, ma e’ una strada dolorosa. “Il presidente Duhalde e’ a conoscenza di questi problemi e noi dobbiamo dargli il beneficio del dubbio”. “Le conseguenze sociali - dice ancora Kohler - vanno tenute in considerazione ma bisogna essere onesti: non c’e’ via d’uscita che non sia dolorosa”.
Dornbush (Mit): il Fmi co-responsabile
Secondo Rudy Dornbush del Massachusset Institute of technology, in un intervento pubblicato il 22 dicembre, il Fmi ha la responsabilita’ di aver trascinato l’Argentina per un anno intero, facendo crescere il debito senza ottenere in cambio passi avanti sulle riforme. Il governo argentino non ha mai presentato un piano per uscire dalla crisi. Il Fmi e’ co-responsabile di quanto avviene. Dare ulteriori aiuti al nuovo governo significherebbe adesso chiedere una stretta senza precedenti e far diventare chi e’ gia’ povero pi povero. La situazione peggiorerebbe ulteriormente. Inoltre Buenos Aires vorrebbe in cambio la cancellazione del debito, cosa impossibile. Comunque adesso la questione degli aiuti non si pone piu’. L’Argentina a mio avviso e’ perduta". Dornbush non vede via d’uscita: “Non vedo come possono ripagare i debiti. Non vedo come gli argentini possono rientrare in possesso dei soldi versati nelle banche nazionali. Non vedo come le banche possano sopravvivere in Argentina. Non vedo alternativa a un crollo drammatico del tenore di vita dei cittadini. E’ una situazione peggiore di quella vissuta dalla Russia dopo il collasso. A differenza di quanto avvenne allora a Mosca con Vladimir Putin, oggi a Buenos Aires non c’e’ un politico in grado di prendere le redini del Paese per farlo uscire dal tunnel”. “E’ una situazione disperata. Il crollo sara’ terribile per meta’ dei cittadini, l’altra meta’ ha i propri soldi depositati a Miami. La bancarotta nei fatti. L’interrogativo adesso quanto pesanti saranno le conseguenze interne. Dovranno diminuire enormemente i salari. Finora gli argentini hanno avuto un tenore di vita superiore ai cileni e ai messicani. Adesso scendera’ molto al di sotto”.
Jeffrey Sachs, direttore del Centro per lo sviluppo internazionale all’Universita’ di Harvard, gia’ consulente di diversi governi nel mondo, in un’intervista rilasciata in occasione del World Economic Forum ritiene che “la crisi dell’Argentina, va detto fermamente, e’ fatta in casa. La colpa e’ dei governi argentini”, e non ritiene il Fmi responsabile del disastro. Se il Fondo avesse maggior potere per criticare di piu’ e tirarsi fuori per tempo dalla connivenza con un governo che sbaglia, “si darebbe fiato a un altro tipo di accusa, quella che il Fmi forza la sovranita’ dei Paesi per imporre scelte gradite ai Paesi ricchi, agli Stati Uniti in particolare; perche’ e’ inevitabile che i Paesi ricchi abbiano molta influenza sul Fondo”. Tuttavia, continua Sachs, “quando si fa una scelta come quella che l’Argentina fece dieci anni fa, il currency board (l’aggancio unilaterale al dollaro, ndr), bisogna sapere che e’ difficilissimo tornare indietro; come si vede ora. Sarebbe stato meno peggio proseguire in avanti, passare alla dollarizzazione”.
Il ruolo del Fmi:
cura o malattia?
Nella primavera del 2001 il Fondo Monetario ha dato il suo pieno appoggio all’Argentina, dopo il pacchetto di misure fiscali presentato dal Ministro dell’economia, Domingo Cavallo, per raggiungere gli obiettivi fissati dal programma concordato con il Fondo nel dicembre dell’anno precedente, in cambio di finanziamenti internazionali per 40 miliardi di dollari. Senza queste misure il deficit pubblico argentino avrebbe sfondato di 4 miliardi di dollari l’obiettivo di 6,5 miliardi stabilito con il Fondo. Con la manovra fiscale e l’imminente annuncio dell’appoggio del Fondo L’Argentina spera di calmare il nervosismo dei mercati finanziari e ridimensionare gli spread sul proprio debito, per portare a conclusione a condizioni migliori uno swap di obbligazioni fino a 20 miliardi di dollari che ha gia’ cominciato a negoziare con le banche internazionali. Pochi mesi dopo, per, l’Argentina si trova a dover negoziare con il Fondo la possibilita’ di modificare alcuni obiettivi economici negoziati per poter ottenere le nuove tranche del prestito concesso a dicembre: se il target delle entrate fiscali e’ rimasto di 6,5 miliardi di dollari, l’obiettivo di crescita economica e’ passato dal precedente 2,5% a un range di 2-2,5 per cento. Cifre comunque ambiziose, dal momento che gli economisti prevedono infatti una crescita tra l’1,5% e il 2 per cento. L’Argentina, comunque, puo’ tirare un sospiro di sollievo dal punto di vista della gestione del debito e pu concentrarsi sull’economia e cercare di stimolare la crescita.
Estate 2001 primo accordo per la
rinegoziazione del debito
Gli obiettivi che il Ministro dell’economia Carvallo si posto e su cui ha dato assicurazioni al Fmi, per effetto, sia della crisi che ha toccato il Brasile che dei mercati internazionali, non vengono raggiunti e il paese nell’estate del 2001 si trova a dover siglare un nuovo un nuovo accordo con il Fmi per la rinegoziazione del debito estero. L’intesa prevede il versamento a maggio da parte del Fondo, di 1,260 miliardi di dollari. Nonostante cio’, a distanza di pochi mesi il ministro dell’Economia argentino, Domingo Cavallo, deve cercare di far rientrare il panico, che si e’ diffuso sui mercati, di un’insolvenza del Paese latinoamericano. Anche in seguito all’abbassamento del rating da parte dell’agenzia Standard & Poor’s a B-, i titoli argentini quotati internazionalmente hanno perso il 19% e lo spread salito oltre i 1.550 punti base. L’indice Merval della Borsa di Buenos Aires ha accusato un ribasso anche del 13% per poi chiudere con una perdita dell’8,1 per cento. Il piano elaborato dal Ministro dell’economia punta ad azzerare completamente il deficit di bilancio, dopo che l’Argentina ha dovuto pagare l’insostenibile tasso del 14% in un asta di titoli del Tesoro. La proposta significa tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici e alle pensioni, altri provvedimenti annunciati sono misure contro l’evasione fiscale, fenomeno endemico in Argentina e l’eliminazione delle esenzioni sull’imposta sulle transazioni finanziarie introdotta nella primavera scorsa. Infine, si sta trattando uno swap per allungare le scadenze del debito interno, come e’ gia’ stato fatto il mese precedente per il debito estero. In seguito il Fondo Monetario Internazionale decide di accelerare i tempi del versamento di 1,2 miliardi di dollari destinati all’Argentina.
Agosto 2001: il Fmi concede nuovi finanziamenti
A meta’ agosto dello stesso anno, il Governo argentino chiede nuovi aiuti al Fondo: dopo una lunga serie di incontri, il Fmi da’ il via libera a nuovi finanziamenti pari a 8 miliardi di dollari per l’Argentina, che in cambio si e’ impegnata ad applicare le misure di austerit varate il mese precedente: cinque miliardi di dollari saranno disponibili a partire dall’approvazione formale del consiglio di amministrazione del Fmi all’inizio di settembre. I rimanenti 3 miliardi saranno versati in seguito, di pari passo con l’applicazione del programma di austerit a’ di bilancio del governo di Buenos Aires. L’accordo prevede anche “un’operazione volontaria e secondo le regole del mercato per aumentare il profilo del debito argentino”. Il governo argentino si impegna anche a normalizzare il sistema di entrate tra le province, secondo il Fmi “una delle cause della rigidita’ e dell’inefficacia delle finanze pubbliche”. Il via libera ai nuovi aiuti rappresenta una nuova boccata d’ossigeno per l’economia argentina, caratterizzata da un debito pubblico oltre i 130 miliardi di dollari. Con i nuovi prestiti accordati dal Fondo il totale dei prestiti al paese sudamericano ammonta ora a quasi 22 miliardi di dollari.
Il Fmi addotta la linea dura La situazione in autunno si fa piu’ grave e l’Argentina si trova nella necessita’ di chiedere una ristrutturazione del debito. Ma il Fmi a questo punto decide di non anticipare i pagamenti previsti per fine 2001 e per il 2002. In ogni caso, il Fondo ricorda che il programma di finanziamento e’ legato ad un intesa politica tra il Governo centrale e i Governi provinciali sulle misure d’emergenza, che non sembra scontata. L’Argentina si trova davanti allo spettro dell’insolvenza: a dicembre il Fmi impone un nuovo duro piano di austerita’ per sbloccare un prestito di 1.260 milioni di dollari di cui il governo argentino ha bisogno per far fronte alle pesanti scadenze del debito estero fra il 14 e il 19 dicembre, e non essere costretto a bloccare i pagamenti. Le relazioni tra l’Argentina e il Fmi si fanno tese e solo dopo i disordini e gli scontri di piazza che hanno portato la drammatica situazione economica e sociale dell’Argentina alla ribalta del mondo intero, il Board del Fondo monetario internazionale accoglie la richiesta dell’Argentina di fare slittare di dodici mesi pagamenti per 933 milioni di dollari, oltre un miliardo di euro. Una decisa inversione di marcia e una prova di fiducia visto che a novembre il Fondo aveva bloccato una tranche da 1,3 miliardi di dollari del prestito “stand-by” gia’ concesso, ed aveva incrinato le relazioni fra Washington e Buenos Aires. All’inizio del nuovo anno il ministro dell’economia, succeduto a Cavallo nel nuovo governo Duhalde, preannunciando una ripresa dei rapporti con il Fondo, comunica l’intenzione di chiedere al Fmi aiuti per 15 miliardi di dollari: in cambio Jorge Remes Lenicov, presentera’ al Fondo nuove riforme economiche che si basano su una svalutazione del peso del 30%. Infine, a febbraio il Fondo monetario internazionale ribadisce la disponibilita’ ad assistere l’Argentina. “Stiamo collaborando con Buenos Aires per mettere a punto un programma economico complessivo e sostenibile”, ha detto il direttore generale dell’Fmi, Horst Kohler, all’arrivo a Washington del ministro dell’Economia argentino, Jorge Remes Lenicov. Kohler ha anche giudicato come un buon passo avanti la riapertura delle banche e dei mercati finanziari argentini. E’ solo alla fine di febbraio che l’Argentina comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel. Con il fatidico accordo raggiunto tra il governo nazionale ed i governatori - che si sono impegnati a ridurre del 60 per cento il loro deficit fiscale - il presidente Eduardo Duhalde ha visto schiudersi la strada che porta al Fondo monetario internazionale e permettera’ di negoziare con questo lo sblocco dei crediti, congelati dallo scorso dicembre.
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